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Lotito-Marotta e quei verbali spariti

Storie di verbali non inviati e verbali modificati in extremis. Tra Lega e Figc ci sono carte che si tingono di giallo. Protagonista, Claudio Lotito. Partiamo dalla Lega. Il 24 luglio va in scena l’assemblea che lancia Tavecchio con il clamoroso voto di 18-2. Nella stessa riUNI0Ne i club di A trovano l’unanimità su alcune istanze programmatiche da sottoporre al futuro presidente federale. Il sistema per valorizzare i giovani non trova tutti d’accordo: alcuni sono a favore delle seconde squadre, altri per le multiproprietà, così ci si intende per sottoporre alla discrezionalità della Figc le une e le altre. Pare, però, che il verbale di quell’assemblea non sia stato né redatto né fatto circolare tra le società, in barba allo statuto. Poi Tavecchio vince e nel primo consiglio federale «riformista» delle seconde squadre non si vede l’ombra. Insomma, i rappresentanti della A, con Lotito in prima linea, hanno optato d’ufficio per le multiproprietà, fino alla polemica di domenica: Lotito a rivendicare la coerenza col programma votato in Lega e Marotta a ricordare che in quel documento si parlava pure di seconde squadre. Peraltro, sembra che nell’ultimo consiglio il patron Lazio abbia provato a mettere a verbale che a lui spettava la delega a rappresentare in ogni circostanza la Federazione. Qualcuno gli ha fatto notare di avere «solo» la delega per le riforme. Blitz stoppato, ma nella sostanza cambia poco.
Marco Iaria

Gazzetta dello Sport

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