Archivio storico

Calcioscommesse, 200mila euro per truccare una partita

Un portiere, due difensori possibilmente centrali. Il capitano della squadra. Duecentomila euro da spartire, con una somma che sale se l’over è a 3,5, cioè se vengono assicurati almeno quattro gol nella partita. È il vademecum del bravo corruttore, lo schema perfetto, una sorta di prestampato che gli zingari offrivano a mediatori e giocatori contattati per truccare le gare. Lo schema – che secondo la procura di Cremona è alla base dell’associazione a delinquere – è ben raccontato nelle 10mila e più pagine che l’accusa ha depositato agli atti del fascicolo penale. E ha trasmesso al procuratore Stefano Palazzi perché la giustizia sportiva faccia il suo corso. Si comincia con gli asiatici, che hanno il capitale e decidono di investire su una serie di partite. A sceglierle sono gli Zingari, manovalanza qualificata: sono cioè delinquenti, con capitale a disposizione, e buone conoscenze nel mondo del calcio visto che tra loro c’è chi (Gecic) ha trascorsi calcistici. Tocca agli Zingari individuare personaggi che possono permettere loro di entrare in contatto con i calciatori che dovranno poi truccare le partite in campo. Ecco quindi che vengono individuate figure come quella di Signori (che è un ex calciatore ma porta in dote anche il capitale degli scommettitori bolognesi), Bellavista, o ancora Zamperini, il portiere Cassano e il buon Gervasoni. Come avviene il reclutamento lo racconta bene Vittorio Micolucci, il primo pentito dell’inchiesta in un interrogatorio estivo con il procuratore capo di Cremona, Roberto di Martino. «Fui contattato da Sommese (un altro dei calciatori coinvolti nella prima tranche, ndr) mi rappresentò che alle spalle delle sue iniziative c’ era un gruppo di stranieri, che definì come “Zingari” (…) Nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile, incontrai Gervasoni che conoscevo in quanto avevamo giocato insieme nel Bari, credo nel 2006/2007 (…) Ci vedemmo in macchina. La vettura era targata straniera. Alla guida c’era uno straniero senza cicatrice, che faceva da traduttore per quello con la cicatrice. I due stranieri erano di un’età tra i 30 e i 35 anni e nessuno di loro sembrava un atleta (…) Nel corso del colloquio svoltosi in macchina e durato circa 15-20 minuti, i due stranieri mi dissero che loro erano delle persone disposte a pagare per alterare i risultati delle partite di calcio e che offrivano a tal fine alle persone che contattavano delle somme di denaro per conseguire degli “over 2.5 e 3.5” se non addirittura per ottenere che il risultato della partita corrispondesse a quello oggetto della scommessa. Ciascuna di queste possibilità oggetto delle contrattazioni che facevano, (sempre secondo questo discorso di carattere generale) avrebbe comportato offerte via via superiori». L’organizzazione era chiara. Ecco il tarriffario: «Le scommesse che praticavano erano “live”, la persona, come me, alla quale veniva proposta la manipolazione della partita, avrebbe potuto modificare il genere di accordo originario, passando per esempio da un preventivo accordo di “over 2.5” a un successivo accordo di “over 3.5”, se non addirittura ad un accordo di conseguimento di risultato esatto oggetto della scommessa. (…) Gli zingari mi proposero di alterare – concretizzando un “over 2.5 o 3.5”” – il risultato della partita Novara-Ascoli. A me sarebbero andati 40mila euro nel caso di conseguimento dell’“over 2.5”o 80mila nel caso di “over 3.5” e addirittura oltre centomila nel caso in cui io avessi garantito il verificarsi del risultato esatto oggetto della scommessa». Ma un giocatore non può alterare da solo una partita. Ha bisogno almeno di compagni complici. In soccorso, su questo punto, per stilare il vademecum perfetto arrivano le dichiarazioni di Simone Farina, il difensore che ha rifiutato di combinare una gara di Coppa Italia del suo Gubbio denunciando tutto. «Zamperini mi offrì duecentomila euro. Avrei dovuto dividerli con il portiere e i due difensori centrali». «I due ruoli – spiegano ora gli investigatori – non erano affatto casuali: gli Zingari sanno che si tratta di quelli fondamentali per assicurare il risultato, oltre ai capitani o ai leader naturali dello spogliatoio». Non è un caso che dalle intercettazioni alle dichiarazioni di Gervasoni tutti i nomi dei calciatori fatti fino a ora sono quasi sempre quelli di portieri (Paoloni, Cassano, Benassi, Rosati, Narciso, Padelli), difensori (Gervasoni, Conteh, Rickler, Masiello, Parisi, Rossi) oppure degli uomini di maggiore esperienza della squadra (Doni, Mauri, Milanetto, Pellissier o Carobbio). Portiere, due centrali, il capitano: era lo schema perfetto, prima che cominciassero a marcarli a uomo. Giuliano Foschini e Marco Mensurati Repubblica
Torna all'elenco